Il farmacista e la musica d’ambiente: attenzione ai diritti connessi!

(Corte di Cassazione, n. 53316/18)

L’utilizzatore (nella specie una farmacia che diffonde nei propri locali musica d’ambiente), non è penalmente responsabile per il mancato pagamento dei diritti connessi per musica d’ambiente riscossi da S.C.F. nel caso in cui il proprio music provider (tale Digiwork S.r.l.) non abbia provveduto a scrivere chiaro sul proprio contratto a chi spettasse tale onere.

Così ha deciso la Corte di Cassazione lo scorso 18 novembre (Sez. III Penale, 6 giugno – 28 novembre 2018, n. 53316) ritenendo che un farmacista – poiché non si può pretendere che conosca la complessa normativa di settore in tema di diritti connessi – non risponde del delitto di cui all’art. 171 lda che punisce chiunque: «ritrasmette su filo o per radio o registra in dischi fonografici o altri apparecchi analoghi le trasmissioni o ritrasmissioni radiofoniche o smercia i dischi fonografici o altri apparecchi indebitamente registrati».

Impregiudicata resta ovviamente la questione sul piano civile per cui SCF potrà riscuotere tutti i suoi arretrati, sia dal farmacista che dalla piattaforma di distribuzione che dal music provider. La diffusione di musica d’ambiente in locali commerciali, infatti, è un’utilizzazione lecita ove si assolvano gli obblighi di pagamento alla SIAE e a SCF, nonché, dopo la recente liberalizzazione del settore, anche a tutte le numerose collecting di diritto d’autore e connesso che ora popolano il mercato dell’intermediazione dei diritti.

Dopo il D.Lgs. 35/2017, il mondo dell’intermediazione nella gestione del diritto d’autore e dei diritti connessi è cambiato, i controlli si sono intensificati, e non esiste praticamente esercizio commerciale che non debba in un modo o nell’altro preoccuparsi del corretto e legittimo l’utilizzo delle opere dell’ingegno. Sempre che non voglia rischiare conseguenza civili e penali!

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